Guido Dettoni della Grazia

Guido Dettoni 1946, Italia. Artista visivo e tattile.

1961, pratica la pittura e la scultura in Germania dove nel 1969 ha luogo la sua prima mostra. 1992/1993 Catalogna: due mostre antologiche di sculture visive e tattili a misura delle mani che vengono poi ingrandite in modo da essere contenuti da quello che conteniamo.
1998 Barcellona: Prima mostra, come Guido Dettoni della Grazia -il suo cognome completo- dell’opera MARIA, un’Icona modellata per essere contenuta nelle mani che la vedono. Rappresenta la madre di Gesù, la Maria della Sura 19 del Corano, la Shakti dell'induismo, la Kwan Yin della Cina, evocando l’immaginario di molte culture del mondo. È stata installata in 30 sedi tra cattedrali, chiese, università e centri d'arte in tutta Europa e in Asia. Dal 2002 è una mostra permanente ad Assisi, dal 2015 a Praga e a Singapore e dal 2017 a Lampedusa e Firenze. Lavoro | Mostre | Istallazioni.
Da questa mostra MARIA del '98 in poi, Guido Dettoni ha chiamato alcune delle sue opere "Iconiche" perché hanno il carattere di un'icona, cioè un simbolo importante e duraturo,oggetto di grande attenzione e devozione, secondo il Glossario dei Termini dell'Arte del MoMa.
Dal 1969 le sue opere scultoree sono per lo più date dall'incontro tra le mani e la materia malleabile che egli modella, quasi sempre in cecità. Le mani vedono, gli occhi toccano. Negli anni '70 vide che il suo modo di lavorare poteva diventare collettivo e così avviò la proposta del processo creativo HANDMATTER.

Gli esseri umani imparano con le mani e la loro intelligenza si è evoluta imparando a usare gli strumenti che le mani avevano creato. (Frank R. Wilson - The Hand: How It Is Used to Shape the Brain, Language, and Human Culture / Henri Focillon - Éloge de la main) Le mani, una specchio dell'altra; due metà che formano l'unità, il cervello, fonte della parola. Mani-cervello-parola. Con le mani manifestiamo i nostri sentimenti e le nostre emozioni e possiamo plasmare dentro di noi la realtà che ci circonda, anche perché la stiamo toccando e, allo stesso tempo, ne siamo toccati.

"Come guardiamo le forme a misura delle mani che sono il risultato di una manifestazione personale?
In cecità, lo facciamo con le mani, mentre, vedendo lo facciamo anche con gli occhi e per di più da diverse angolazioni. Dispiegando le forme in una proiezione sferica piana, esse generano una sequenza di immagini in 2D: saltiamo così da ciò che è tangibile a ciò che è virtuale. Tale sequenza può diventare una narrazione estetica della forma e può essere condivisa nell'intorno del computer e su Internet. L'ipotesi iniziale -ripetutamente confermata da numerose esperienze- è che tutte le forme create dalle mani contengano informazioni su ciò che ha stimolato la loro creazione. Questo vale ovviamente per le opere d'arte che sono ispirate da ciò che è fuori, che si vede, ma vale anche per le opere che esprimono e manifestano ciò che è dentro: cioè forme create in cecità senza alcuna intenzione di fare qualcosa di specifico.

L'interpretazione di una forma si raggiunge passando dalla forma 3D alle immagini 2D che, una volta composte e assemblate tra loro, possono rappresentare ciò che ha stimolato la creazione della forma stessa. Per realizzare questa esperienza compositiva, il processo creativo HANDMATTER, così chiamato da Guido Dettoni nel 2000, incorpora un'applicazione digitale interattiva programmata ad hoc. HANDMATTER ha trovato varie applicazioni nel campo delle arti visive (esperienze in Africa occidentale, Singapore, nelle Americhe e in vari paesi europei), nel campo della disabilità (Interventi con persone sordocieche in Catalogna, negli USA e in Canada), nel campo della terapia e dell'apprendimento in Catalogna e nelle Isole Baleari.